Arcobaleno
Pets on Paradise

MARLEY

Marley è arrivato nella nostra famiglia il 21 giugno del 2017. Mio figlio mi chiedeva da un po’ un gatto con cui giocare e io, che avevo avuto il privilegio di essere stata una bambina cresciuta con tanti animali, esaudii questo suo desiderio. Volevo però dare una famiglia a un gattino senza tetto, venni così in contatto con l’associazione Anpana che si occupava proprio di questo. La responsabile ci invitò a scegliere uno tra gli ultimi trovatelli di quel periodo. Si aprì davanti a me e a mio figlio una stanza piena di micini e tra loro, Marley, questo minuscolo cucciolotto di appena 40 giorni, chiamato così in onore del famoso cantautore Bob Marley (questo era infatti il suo vero nome completo). Il nome era in realtà stato scelto dalla ragazza dell’associazione, perché in quel momento erano arrivati così tanti trovatelli che era difficile inventare un nome per tutti, così aveva optato per i nomi dei cantautori. A mio figlio quel nome piacque e così arrivò nelle nostre vite, Bob Marley. Era un semplice soriano europeo, un “tigrottino” come lo chiamavo io, che denutrito, fragile e dal passo incerto, divenne ben presto un gatto forte, vivace e bellissimo. Non amava stare in braccio Marley e continuò in tutta la sua vita a mantenere quel carattere un po’ diffidente del gatto selvatico, pur lasciandosi andare sempre di più nel tempo a slanci di tenerezza immensa. Gli piacevano tantissimo i gechi e alla sera se ne stava a testa in su per ore sul balcone per osservare i loro movimenti. Ogni tanto ce ne regalava uno, portandocelo ai nostri piedi e due di queste volte è stato proprio in corrispondenza dei nostri compleanni: evidentemente non voleva presentarsi senza regalo. Un altro suo gioco preferito, era quando gli chiedevo con la sua stessa gestualità di trasformarsi in quello che io chiamavo “la tigre della Malesia”: prendeva la rincorsa, saltava sul letto, si alzava sulle zampe posteriori; poi si girava, inarcava la schiena col pelo alto, ti guardava con gli occhi minacciosi e le orecchie tirate indietro e lì sferrava l’attacco saltandoti addosso. Negli ultimi inverni, per imitazione, aveva capito un po’ anche le regole del gioco “nascondino”: quando giocavo con mio figlio, anche lui si nascondeva, poi quando tutti e due correvamo verso la tana, scappava fuori e correva anche lui. Era davvero buffo. Ha vissuto in casa con noi per 7 anni e mi ha donato un amore incondizionato, quello che è difficile trovare nel mondo di noi miseri essseri umani.

La sua mamma,

                                                                  Mara Neri

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