Arcobaleno
Pets on Paradise

ZORRITO

Si chiamava Max, ma tutti lo conoscevano come Zorrito, aveva 14 anni. Lui era il mio amorino bello, capriccioso, rompiscatole, il re di casa,  come cantava Nat king Cole in spagnolo “era il Cachito mio, pedazo de cielo que Dios me dio”, e insieme alla sua partenza, con lui se n’è  andato un pezzettino di me, non avrei mai pensato in questo mondo poter amare così tanto ad un esserino così meraviglioso. Già  è  pasato più  di una settimana e ancora non ci credo, ancora espero di vederlo quando apro la porta di casa, mi manca tutto di lui, come quando facevo la spesa e lui doveva infilare il suo nasino dentro  per controlare se ci fosse qualche sorpresa per lui; mi manca  tantissimo il suo nasino di tartuffino  freddo, le sue orecchiette che come una antena parabolica  si muovevano in tutte le direzioni, la sua codina arrotolata e quel musetto  adorabile che mi era impossibile non riempirlo di baci e abbracci in ogni momento. È  diventato così strano non inciampare tra i suoi gioccatoli, non trovare più  i suoi peli da per tutto, non sentirlo abbaiare e le sue zampine che danno dei colpetti sul letto per svegliarmi in modo che io lo prendessi in braccio per salire e dormire con me sul lettone. Amorino mio sarai sempre parte di me, hai conquistato il mio cuore come fa un bimbo con la sua mamma, e non ti dimenticherò mai, perché anche se non ci sei più, l’amore resta per sempre.

E come scritto da Pablo Neruda:

Y yo, materialista que no cree
en el celeste cielo prometido
para ningún humano,
para este perro o para todo perro
creo en el cielo, si, creo en un cielo
donde yo no entraré, pero él me espera
ondulando su cola de abanico
para que yo al llegar tenga amistades.
Ay no diré la tristeza en la tierra
de no tenerlo mas por compañero,
que para mi jamas fue un servidor.
Tuvo hacia mi la amistad de un erizo
que conservaba su soberania,
la amistad de una estrella independiente.
Mi perro me miraba
dandome la atenciớn que necesito
la atenciớn necesaria
para hacer comprender a un vanidoso
que siendo perro él,
con esos ojos, mas puros que los mios,
perdia el tiempo, pero me miraba
con la mirada que me reservó
toda su dulce, su peluda vida,
su silenciosa vida,
cerca de mi, sin molestare nunca,
y sin pedirme nada.

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